Aiko-N

Drone modello “Aiko-N” tecnologia stealth e autoricarica

il drone Aiko-N grazie all’integrazione del microchip N-75 diventa invisibile ai radar e ricarica le batterie, completamente realizzato in fibra di carbonio compreso le parti strutturali. il sistema di propulsione non produce calore, e le batterie vengono ricaricate dallo stesso microchip N-75. La vernice multistrato “Stealthon RFV” lo rende invisibile ai radar su tutte le frequenze

In questo momento il prototipo del drone Aiko-N 1 è in fase di realizzazione. i test hanno riportato dati molto superiori ai dati teorici.

il prezzo per il progetto è stato fissato a 450m.

Droni “non rintracciabili” ai radar: cosa significa davvero e perché importa

Introduzione

Negli ultimi anni i droni (o UAS — Unmanned Aerial Systems) sono diventati sempre più diffusi sia per usi civili (fotografia, agricoltura, consegne sperimentali) sia per impieghi militari e di sicurezza. Parallelamente è cresciuta l’attenzione su droni che risultano difficili da rilevare con i sistemi convenzionali. Parlare di “droni non rintracciabili ai radar” è però fuorviante: raramente esiste una totale invisibilità, e la questione si colloca all’incrocio fra tecnologia, regolamentazione, sicurezza e etica.

Cosa vuol dire “difficile da rilevare”

Essere “difficile da rilevare” può riferirsi a livelli diversi:

  • ridotta rilevabilità dai radar civili e militari;
  • basso segnale RF (radio) emesso dal drone o dai suoi controller;
  • scarsa visibilità ottica o termica;
  • dimensioni e rumore così ridotti da rendere difficile il rilevamento acustico o visivo.

Si tratta quindi di una scala di probabilità: l’obiettivo è ridurre la probabilità che un sistema di sorveglianza specifico riconosca o localizzi il mezzo, non di azzerarla completamente.

Principi fisici (spiegazione non tecnica)

I radar individuano oggetti misurando il ritorno di onde radio emesse da una sorgente. La quantità e la caratteristica di quel ritorno dipendono da:

  • dimensione dell’oggetto vista dalla lunghezza d’onda del radar;
  • geometria e orientamento (alcune forme riflettono meno energia verso l’antenna);
  • materiali usati (alcuni assorbono più di altri);
  • presenza di segnali radio emessi dal velivolo o dal controller.

Importante: questa è una descrizione generale, non una guida tecnica. Le contromisure che riducono la “rilevabilità” per un tipo di radar possono non funzionare con altri sensori o in condizioni diverse.

Perché la rilevazione è multimodale

Nella pratica, la sicurezza moderna si basa su più sensori combinati: radar, sensori RF che monitorano frequenze di controllo, videocamere ottiche, sensori infrarossi, sistemi acustici, e persino sistemi basati su machine learning che fondono più dati. Questo approccio riduce l’efficacia di qualsiasi singola tecnica di occultamento.

Impieghi legittimi e rischi

Esistono usi legittimi della tecnologia per ridurre la rilevabilità: ad esempio, in ambito militare per proteggere asset strategici o in ricerca per migliorare l’efficienza aerodinamica. Al contempo, la possibilità che attori malintenzionati sfruttino droni difficili da rilevare genera rischi concreti per la sicurezza pubblica, la protezione di infrastrutture critiche, la privacy e l’ordine pubblico.

Sfide per la sicurezza e esempi pubblici

I droni hanno già causato interruzioni e preoccupazioni quando operano in aree sensibili (aeroporti, eventi pubblici, sedi governative). Questi episodi hanno evidenziato:

  • la necessità di normative chiare;
  • la complessità tecnica del rilevamento in ambienti complessi (aree urbane, zone con molto “rumore” RF);
  • l’importanza di procedure coordinate tra enti civili e forze dell’ordine.

Contromisure lecite e approcci per la protezione

Per contrastare droni potenzialmente pericolosi, gli attori responsabili utilizzano o sviluppano sistemi che non si limitano al solo radar: reti di sensori multimodali, analisi del traffico RF, sorveglianza visiva automatizzata, e soluzioni operative (aree con restrizioni di volo, piani di emergenza). L’enfasi è su:

  • prevenzione e regolamentazione (registrazione, geofencing, no-fly zones);
  • rilevamento multiplo e integrazione di dati;
  • protocollo legale per interventi e neutralizzazione in accordo con le leggi nazionali.

Aspetti legali, normativi ed etici

L’aumento dell’uso dei droni ha spinto legislatori e autorità a aggiornare norme su identificazione, registrazione, e operazioni. Le questioni chiave includono:

  • equilibrio tra innovazione e sicurezza pubblica;
  • tutela della privacy (videoriprese non autorizzate);
  • responsabilità civile in caso di incidenti;
  • limiti all’uso di contromisure che possano interferire con le comunicazioni civili o mettere a rischio terzi.

Ricerca e prospettive future (non tecniche)

La ricerca continuerà su fronti come:

  • miglior integrazione dei sensori e algoritmi di fusione dati;
  • sistemi di identificazione remota che permettano di distinguere droni autorizzati da possibili minacce;
  • tecnologie per regolamentare il traffico aereo di droni in modo sicuro nelle città;
  • policy internazionali e standard condivisi per operazioni sicure.

Conclusione

Parlare di droni “non rintracciabili” spesso semplifica una realtà complessa: violazioni più o meno grandi della capacità di rilevamento sono possibili, ma la lotta tra tecnologie di occultamento e sistemi di rilevamento è una corsa continua. Le risposte efficaci non sono solo tecniche, ma normative, operative e collaborative: integrazione di sensori, norme chiare, responsabilità degli operatori e cooperazione internazionale sono tutte necessarie per ridurre i rischi senza soffocare l’innovazione.


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